Insulti razzisti da un robot aspirapolvere: ecco cosa è successo

Un robot aspirapolvere connesso a internet è diventato protagonista di un episodio sconcertante: dopo essere stato violato da un hacker, ha iniziato a pronunciare insulti razzisti verso una famiglia americana, lasciandoli sotto shock.

Quello che sembrava un innocuo elettrodomestico si è trasformato in un incubo surreale, sollevando interrogativi inquietanti sul futuro della tecnologia domestica.

E no, non è la scena di un film distopico: è tutto vero. Ecco cosa è successo.

🔍 L’attacco in famiglia

Nel maggio 2024, l’avvocato del Minnesota Daniel Swenson ha osservato qualcosa di insolito mentre guardava la TV: il suo robot inizialmente emetteva suoni strani, simili a “una radio disturbata”.

Poi, il robot ha avviato il telecomando da remoto, riproducendo un messaggio registrato che conteneva furiosi insulti razzisti.

“F*** n******s,” ha urlato, per molte molte volte.

Dopo un reset e cambio della password, il robot ha ripreso a rispondere ai comandi dell’hacker, confermando che non si trattava di un problema sporadico .

Episodi multipli

Non è stato un caso isolato. Il cosiddetto hostile takeover del robot domestico è avvenuto anche in altre città statunitensi:

  • A Los Angeles, un robot hackerato ha inseguito il cane di casa tramite comandi da remoto .
  • A El Paso, un altro robot ha iniziato a ripetere insulti finché non veniva spento .

Questi episodi si sono verificati nel giro di pochi giorni, indicando che il problema era sistemico su numerosi dispositivi .

Come è stato possibile?

Le indagini hanno rivelato la presenza di una falla di sicurezza:

  • Il blocco via PIN a 4 cifre veniva gestito solo dall’app, non dal server o dal dispositivo locale.
  • È stato dimostrato che l’app poteva essere bypassata da utenti avanzati .
  • Questa vulnerabilità permetteva di controllare microfono, fotocamera, movimento e altoparlante in remoto .

In passato, esperti avevano già segnalato convegni in cui erano mostrate tecniche per ottenere l’accesso via Bluetooth da decine di metri .

✅ Come ha risposto il produttore?

Secondo il produttore, l’attacco è avvenuto tramite credential stuffing (riutilizzo di account o password compromessi da altri servizi), e non per una falla nei loro server.

L’azienda ha dichiarato di:

  1. Aver bloccare tutti gli IP riconducibili all’attacco;
  2. Aver inviato raccomandazioni per cambiare la password;
  3. Avviato un aggiornamento firmware per risolvere definitivamente la vulnerabilità .

Tuttavia, esperti di sicurezza hanno evidenziato che la patch non era sufficiente ad eliminare completamente il rischio .

Cosa possiamo imparare da tutto ciò

Questo episodio spinge a riflettere sulla sicurezza dei dispositivi smart:

  • Non lasciare credenziali deboli o ripetute su più servizi
  • Scegli un robot aspirapolvere sicuro.
  • Aggiorna subito il firmware dei robot aspirapolvere
  • Verifica che il PIN di accesso sia controllato anche a livello server
  • Usa una rete Wi‑Fi sicura e considera una guest-network separata per i dispositivi smart

Il caso del robot aspirapolvere che ha urlato insulti razzisti non è fantascienza: è successo davvero.

È un avvertimento concreto: anche un elettrodomestico può compromettere la privacy domestica se non adeguatamente protetto.

La buona notizia? Il problema è stato individuato da terzi, segnalato e parzialmente risolto.

Ma spetta a noi, utenti consapevoli, fare la nostra parte: configurando correttamente le reti, aggiornando il firmware e usando password uniche e robuste.

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